Elisabetta Marchioni Rovigo seconda metà del XVII secolo VASO CON FIORI Olio su tela cm 64 x 47 Francesco Bartoli, nella sua principale opera letteraria intitolata, “Le Pitture”, sculture ed architetture della città di Rovigo, ricorda una “Celebre Pittrice da fiori” che ( ebbe grazioso pennello…e cercò d’imitar la natura ). La biografia dello storico rodigino, rimane ancora oggi la fonte principale delle notizie riguardanti Elisabetta Marchioni, sembra pertanto strano, che a distanza di neppure un secolo dalla sua morte “mori in tarda età, circa il 1700 “ non sia riuscito a recuperare il nome di battesimo, in una piccola città come Rovigo, dove egli sosteneva, “quasi tutte le case hanno pezzi di questa Pittrice”. Le origini di Elisabetta son incerte: non si sa con precisione dove nacque e non si conosce il cognome da nubile; ciò non ha consentito di appurare se poté rifarsi ad esempi familiari o se sia stata un’autodidatta, inoltre i suoi dipinti sono annotati solo negli inventari antichi delle collezioni di Rovigo e di lei non esiste traccia neppure nelle raccolte delle città vicine di Venezia, Padova, Bologna e Mantova. La spiegazione di un’attività legata esclusivamente alla città di residenza, sta certamente nel suo rango sociale, essendo appartenuta all’alta borghesia: fu moglie di Sante Marchioni, di professione orefice, che poté garantirle una vita agiata e procurarle ottime entrature presso la nobiltà locale, sollevandola dall’obbligo di ricercare committente extra moenia, per sopravvivere. La sua produzione, fu incentrata principalmente sulle raffigurazioni floreali, ( bellissimi vasi si leggono da essa dipinti, sopra i quali s’innalzano piramidi de’ suoi fiori con tanta varietà, che propriamente allettano). Con una cifra stilistica ormai ben distinguibile, che indirizza con chiarezza il processo attributivo, anche quando si studiano composizioni più complesse, fece anche dei frutti ed alcune ceste di esse ne suoi composti introdusse; e cosi pure diversi uccelli, ad animaletti. Sino a poco tempo fa era confusa con Margherita Caffi, pittrice Milanese a lungo ritenuta di origine Veneta, che nella seconda metà del seicento inviava dipinti a Venezia al cognato Francesco, importante rivenditore di dipinti. Pur se le tematiche e lo stile sono per molti versi simili, Elisabetta Marchioni si distingue per la sua costanza, nel costruire maggiormente le scene, fatte nel frequente utilizzo di vasi, ceste e fruttiere di ceramica posati su plance di pietra. Margherita Caffi si mostra invece, molto mutevole nelle sua scelte, preferendo spesso dipingere i fiori su fondi uniformante scuri, senza contenitori, come e sbucassero dal nulla. Il dipinto qui proposto, è un’opera tipica della pittrice Rodigina, esemplare perfetto di quadro appartenente a una di quelle serie di quattro mesi o otto pezzi ricordate dal Bartoli nelle case della sua città. Anche se nel corso dei secoli tali raccolte sono andate smembrate per ragioni ereditarie o anche solo per effetto di scelte economiche, il mercato restituisce spesso questi dipinti a coppie a gruppi di quattro, permettendo di farci un’idea della loro funzione di arredo del tempo, a volte prevista in sequenza a volte a mosaico. I dipinti cardine che hanno consentito di ricostruire gran parte del catalogo di Elisabetta Marchioni sono il paliotto d’altare raffigurante “La Santissima Eucaristia tra angeli e fiori donato di persona ai padri cappuccini di Rovigo”,ora conservato nella Pinacoteca dell’Accademia de Concordi, i due “vasi con fiori” del Seminario Vescovile. Caratterizzati da un unico vaso sbalzato all’antica ,ripieno di fiori, posto al centro su un ripiano di pietra, i due dipinti del Seminario condividono con la tela qui in vendita, oltre al soggetto, anche le misure quasi identiche cm 63 x 51. Possiamo confermare la parole del Bartoli, che ne ricordava la “tanta varietà” dei fiori lodandone il talento e la versatilità realizzativa.



Dimensioni (H x L x P):0 x 0 x 0 (cm)
Provenienza:n.d.
Autore:n.d.
Epoca:n.d.


Elisabetta Marchioni

4800,00